Il merletto a tombolo: tra donne, vita e arte

tomboloTra le viuzze e i crocicchi del suggestivissima “Offida”, ha luogo, soprattutto nella bella stagione, la performance di una tra le tante eccellenze vantate, con grande stile ed eleganza, da questo romanticissimo paesino: la lavorazione del merletto a tombolo. Il turista, raggiunga la cittadina, è accolto dal “Monumento alle Merlettaie”, gruppo bronzeo realizzato nel 1983 dall’artista indigeno Aldo Sergiacomi, raffigurante tre donne intente alla loro opera, e posto proprio alle porte di Offida, a mo’ di biglietto da visita della cittadina. Le donne rappresentate, appartenenti a tre diverse generazioni (anziana, adulta, fanciulla) simboleggiano la continuità di una tradizione tramandata da donna a donna.

Attività antichissima, come testimonia un affresco sulla vita di S. Lucia all’interno della stupenda Santa Maria della Rocca datato alla seconda metà del 1300, essa accompagna da sempre la vita cittadina, trovando spesso conferma nell’arte. Infatti, oltre all’ iconografia sulla santa, attribuita al Maestro di Offida, artista sulla cui identità solo recentemente iniziano ad affiorare notizie di un certo peso, e vissuto proprio nella seconda metà del XIV sec., non mancano “comparse” nelle opere del De Magistris (fine 1500) che usò dei merletti in pizzo realizzati in loco come soggetti. Attività destinata a crescere, essa ampliò i suoi orizzonti per merito delle donne che, iniziando nel 1700 a far uso di biancheria intima, non si fecero mancare idee per ornare con originalità dei capi così utili, non solo per tutelare una migliore igiene personale, ma anche per accompagnare i momenti più intimi della vita di coppia.

Attività trasmessa per via matrilineare, gelosamente conservata tra le mura domestiche, essa fu realizzata, fino al 1700, senza il disegno in cartoncino disposto sul “tombolo” rigonfio di segatura (in dialetto “lu capzzal”, per l’analogia con la forma di un cuscino). Tale disegno era tramandato a voce in famiglia ed era ricordato a mente dalla merlettaia che seguiva lo schema ideale realizzato esclusivamente nella sua testa. Insegnata alle donne in modo che provvedessero da sole al proprio corredo da sposa in vista della dote, tale arte abbracciò anche altri ambiti sociali fino ad impreziosire il vestiario religioso, nonché l’ornamento della Chiese.

Ebbe pertanto sempre un forte risvolto economico per l’intera vita locale. Essa vive ancora oggi per merito femminile, tramite la CO.AR.ME (Cooperativa Artigiana Merlettaie) che dal 1979 riunisce le offidane desiderose di produrre e vendere le loro opere in modo sicuro. A maggior garanzia è sopraggiunto dal 2009 il marchio “Merletto a Tombolo di Offida”. Il cospicuo patrimonio di merletti posseduto, ha spinto all’istituzione del Museo del Merletto, dove si può ripercorrere la storia di questa “arte minore” e, nel contempo, di uno dei paesi più belli d’Italia, ricco di beni culturali, tutelati -per conto del comune-, dalla cooperativa “oikos” che organizza anche svariate iniziative culturali per rendere ancor viva l’eredità storica offidana. Molte riguardano proprio il merletto.

 

Filomena Gagliardi

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