le mie Marche

Stefano Fabrizi, giornalista dal cuore marchigiano.

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di Gianni Moreschi

Le Marche nel cuore e nella mente da sempre. Ed ecco perché le Marche sono ricorrenti in tutto quello che fa Stefano Fabrizi che abbiamo incontrato per uno scambio di battute. Ricordiamo che Fabrizi è dal 1° novembre del 2020 in pensione dal Corriere Adriatico, quotidiano storico delle Marche (e d’Italia) fondato da Luigi Mercantini nel 1860. Il suo primo articolo quando faceva il correttore di bozze, mentre era iscritto alla facoltà di Medicina di Ancona: era il gennaio del 1976. Da allora tanto inchiostro e, perché no, tanta strada per andare a fare i servizi per il “suo” giornale. Ha lasciato alle spalle una qualifica di caposervizio alla Cultura e Spettacoli e tanti validi colleghi.

Prima lei ci parlava di nostalgia per le Marche, eppure ci ha sempre vissuto.

Si è vero, ma pur vivendoci mi accorgo che ancora non le conosco, che ancora mi mancano tantissimi luoghi di visitare e tante storie da ascoltare. Grazie alla mia professione di giornalista ho avuto modo di girarle in lungo e in largo, ma spesso erano visite lampo e mi sono mancati quegli approfondimenti che mi avrebbero fatto entrare meglio nel tessuto culturale, sociale, storico e architettonico di quel luogo. Penso solo così si possa apprezzare i tanti “pezzettini” che compongono questa regione meravigliosa. Ora spero di recuperare un po’ di quel tempo perso.

Ed è per questo motivo che ha fondato una testata giornalistica online che si chiama, guarda caso, marcheinfinite?

In verità la prima cosa che ho pensato è stata: ora che sono in pensione che faccio? Sì perché a mano a mano che si avvicinava la data della “dipartita” dal mondo del lavoro e soprattutto dal giornalismo, i dubbi sul futuro aumentavano. Poi, in una notte insonne (giuro che è vero) ho sognato che dirigevo un quotidiano che si chiamava marcheinfinite. Sogno premonitore e rivelatore. Così, appena firmato l’addio al giornale, mi sono messo in moto per costruire questo mio nuovo futuro. E il 21 giugno 2021 è nata la “mia” creatura.

Perché marcheinfinite?

Il nome è stato un “parto” non semplice: volevo una parola sola che racchiudesse più significati e più input: le Marche, ovviamente, con tutte le sue bellezze (in ogni campo sia artistico che paesaggistico), un concetto che non deve terminare dietro un solo articolo, perché ci deve essere un “rimando” ad approfondire… sempre. E in questo mi ha aiutato il nostro Poeta Leopardi con il suo Infinito. Le due parole insieme erano perfette e l’unicum era quello che volevo: marcheinfinite, appunto!

E quali sono gli argomenti di cui si occupa?

Ho portato il mio know-how acquisito in tanti anni di giornalismo sulla carta stampa nella testata online. Quindi lo spazio maggiore è rivolto a Cultura e Spettacoli con una rubrica per le recensioni (visto per voi). Eppoi ci sono altri settori che servono di conoscenza e approfondimento come Regione, Salute e Benessere, Turismo e Cibo. Insomma ho un bel da fare.

Dunque tanta Cultura. Ma ce n’è bisogno?

Non è mai abbastanza. Io mi accorgo costantemente di sapere poco, pochissimo di ciò che mi circonda: luoghi, storie, personaggi. A volte mi meraviglio (negativamente) delle troppe lacune che ho e nel cercare di colmarle propongo articoli di approfondimento. Della Cultura non si può fare a meno, a meno che non sei nato in Asia e sei un pastore errante (citando Leopardi): il gregge dorme, l’uomo soffre, ma quella del gregge è poi vera felicità? Dunque, l’inno al sapere deve sempre essere tenuto bene in mente fin da quando uno si alza al mattino: non è necessario sapere cose da scienziati, basta osservare e cercare di capire ciò che ci circonda. Oddio, la sto facendo lunga, ma questo è il concetto che mi anima.

Cosa le piace della sua regione?

Per prima cosa i paesaggi: scrittori, poeti e pittori sono rimasti ammaliati nel veder scorrere le immagini durante un viaggio qualsiasi: Sì qualsiasi perché non c’è un itinerario che possa vantarsi di essere meglio: ognuno ha un unicum sia che lo attraversi da nord a sud o viceversa e secondo poi l’angolazione della luce del sole o della… luna. Non è un caso che le Marche sono state la patria di Leopardi, ma anche di Raffaello, Rossini, Pergolesi e Bramante tanto per citarne qualcuno.

Eppoi i paesi con i 100 teatri: non c’è altra regione che in un ambito così piccolo (se pensiamo che siamo poco più di un milione e mezzo di abitanti) possa vantare una tale ricchezza architettonica. Girare per alcune vie si respira ancora la storia. E la testimonianza di continui ritrovamenti archeologici dimostrano una vitalità nel tempo diffusa. E per chiudere il cerchio i dialetti: già nel giro di pochi chilometri inflessione e parole cambiano.

E cosa non le piace?

Il suo isolamento nei trasporti. Negli anni sono stati fatti degli errori nella viabilità che oggi ci penalizzano: dalla ferrovia che corre lungo la costa e l’autostrada (con strozzature verso sud) che hanno favorito l’esodo dalle zone interne isolandole. E la mancanza di collegamenti rapidi con altre città: e torniamo a parlare di ferrovie e autostrada, ma anche l’aeroporto che da tempo è al palo.

Lei con il suo lavoro giornalistico, quando era nella carta stampata, ha fatto conoscere le Marche. Pensa che sia ancora possibile dare un significato diverso ai nostri luoghi e alla nostra cultura? Può essere un fattore trainante e strategico?

Assolutamente sì. La cultura e con essa il turismo e il food possono dare una spinta importantissima anche all’economia delle Marche. Investire in questi settori hanno un ritorno incredibile e di questo dovrebbero essere coscienti i nostri amministratori, spero.

In oltre 40 anni di giornalismo-culturale nota differenze rispetto all’inizio della sua carriera?

Tutto, o quasi. A partire dalla tecnologia. Quando ho messo piede nella redazione del Corriere Adriatico (era il 1975) c’erano le linotype: si respirava il piombo nel senso letterale della parola. E la rotativa era mastodontica. Poi, a mano mano, l’evoluzione tecnologica, fino ad arrivare ai telefonini con cui oggi si può fare tutto. E con questa rivoluzione sono cambiati gli approcci alla notizia: difatti la carta soffre (e non poco) l’immediatezza della notizia online. Se da una parte è un bene, dall’altra ci sono tante, tantissime insidie: per rincorrere la news battuta prima non si verificano le fonti e vengono pubblicate una valanga di fake, di notizie sbagliate, se non addirittura concepite per dare una mala-informazione. Ecco perché è importante che a proporre le notizie ci sia un giornalista e a quel sito ci si rivolga per avere una corretta informazione. Il web è diventato una giungla a volte pericolosa se non in mano ai più piccoli.

Gli stranieri aumentano e moltissimi hanno ristrutturato case per viverci. Cosa pensi di questo fenomeno e soprattutto come possiamo valorizzare questa presenza a valore aggiunto?

Il fenomeno è in corso da diversi decenni. All’inizio erano i tedeschi, poi gli inglesi, ora è un arrivo abbastanza eterogeneo. Che vengano, che recuperino casolari abbandonati e che facciamo conoscere ad altri le Marche è sicuramente cosa buona. Ne beneficia anche l’economia.

Vivere nelle Marche: perché non è partito?

Ci sono stati momenti che per fare un salto di carriera ho avuto delle occasioni per andare o a Roma o a Milano. Ma ho sempre preferito rimanere. Non ho l’indole dell’uomo metropolitano. Le grandi città non mi hanno mai affascinato. E dove vivo per me rimane sicuramente il posto più che bello che esista. E, come dicevo prima, ho ancora tanto da scoprire delle Marche.

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