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Arte e Cultura

Chi era  San Ciriaco? E come nasce il suo rapporto con la città di Ancona?

Per rispondere a queste domande, dobbiamo far riferimento sia e soprattutto a fonti storiche, sia a narrazioni  tramandate oralmente  e legate a tradizioni popolari. Come vedremo entrambi gli ambiti ci parlano di vicende che riguardano il nostro Ciriaco, muovendo , però, da una fase della sua vita in cui il suo nome non era quello che conosciamo. Si parla ,infatti, in un antico racconto che si ispira a documenti del V secolo, di un uomo di nome Giuda, un ebreo che, in terra santa, fece ritrovare a sant’ Elena , madre di Costantino,  le croci di Cristo e dei due ladroni. Questo accadeva nella prima metà del  300. In realtà Giuda non avrebbe voluto rivelare il segreto che custodiva gelosamente, ma, si sa, a quei tempi , non si andava troppo per il sottile quando si trattava di far prevalere la propria volontà  : Giuda fu chiuso per sei giorni in una cisterna senza né cibo né acqua e, dopo un siffatto trattamento,si capisce che il poveretto  si convinse a parlare e a far ritrovare le croci. Non fu difficile riconoscere tra le tre, quella che era stata  di Cristo, in quanto fu la sola che presto si rivelò miracolosa. Per questo, durante alcuni secoli successivi, quel legno fu brama di mani  predatorie durante varie vicende guerresche, fino a che l’imperatore bizantino  Eraclio, avendo ottenuto una grande vittoria  sui Persiani,  riconquistò definitivamente la sacra reliquia . Correva l’anno 630 quando  lo stesso Eraclio, scalzo e vestito da pellegrino, riportava la croce a Gerusalemme.

 Non dobbiamo dimenticare, però, che il merito  del ritrovamento  è da attribuirsi per intero a quel Giuda che , in seguito a questo fatto, si convertì al Cristianesimo , fu battezzato col nome di Ciriaco e nel 327 venne consacrato da papa Silvestro I  vescovo di Gerusalemme.

E fu proprio Ciriaco, vescovo di Gerusalemme ,ad approdare un giorno nel porto di Ancona dopo un lungo viaggio per mare, probabilmente compiuto per  ottemperare alla sua missione di diffusore della fede. Di certo la sua fama era giunta fino ai nostri lidi, perché, durante il suo soggiorno nella città,  la popolazione lo designò vescovo di Ancona.


Cattedrale di San Ciriaco, Ancona

 

Dopo qualche tempo di permanenza nella città di Ancona ,però, Ciriaco sentì il desiderio di rivedere il paese da cui proveniva e di ritrovare i  luoghi sacri a cui era legato da fondamentali vicende della sua vita:  tornò a Gerusalemme. L’accoglienza che vi trovò, purtroppo, non fu delle migliori :  fu imprigionato dall’imperatore Flavio Claudio Giuliano (detto l’Apostata) con l’intento di costringerlo a rinnegare il suo credo. Naturalmente Ciriaco, fermo nella sua fede, non si piegò a questa imposizione. Fu così che i suoi aguzzini passarono alle ‘maniere forti’ sottoponendolo a molteplici forme di  tortura. Al povero Ciriaco non fu risparmiato nulla: mutilazioni, piombo fuso, fustigazioni, fuoco, serpenti. E Poiché, nonostante i supplizi, il santo non moriva, lo finirono trafiggendogli  il capo con una spada.

Fu sepolto alle pendici del  monte Calvario insieme a sua madre che , contemporaneamente a lui, era stata sottoposta a crudeltà similari.

A questo punto non restava che un povero corpo martoriato. In quale modo e attraverso quali vicissitudini le spoglie del martire giunsero ad Ancona, veniamo a saperlo dalle “Croniche anconitane” di Lazzaro Bernabei. Il  cronista  afferma che la traslazione  si dovette all’ intervento della figlia dell’imperatore Teodosio, Galla Placidia , intorno alla metà del V secolo. La  intercessione di questa principessa di sangue reale fu necessaria per superare la legge che vietava lo spostamento dei corpi dei santi nell’intento di impedire il commercio delle reliquie.

Sempre secondo la cronaca di Lazzaro Bernabei, la bara in un primo momento, fu deposta nella chiesa di Santo Stefano (che ora non esiste più)e più tardi , intorno al’anno 1000,nella chiesa di San Lorenzo, attuale Cattedrale di San Ciriaco. All’apertura della cassa , dove il corpo del santo fu rinvenuto in atteggiamento di preghiera, accorse una grande quantità di gente con offerte e doni in segno di devozione. Sembra che, a un certo punto,uno degli  intervenuti tagliasse un dito del piede del santo e tentasse la fuga portando con sé la ‘reliquia’ .Ma il furfante non riuscì nel suo intento poiché una forza misteriosa lo immobilizzò e gli impedì di trovare l’uscita. Fu costretto ,così, a riconsegnare il maltolto!  Il dito venne rimesso al suo posto. La mancata riuscita del ‘furto’ fu attribuita alla volontà divina .

Fin qui la cronaca suffragata da documenti e scritti. Ma, per i più curiosi , sarà interessante conoscere anche ciò che sull’argomento tramanda la leggenda. Secondo la tradizione orale, il corpo martoriato di san Ciriaco fu deposto dai suoi aguzzini in una bara di piombo e gettato in mare. Un giorno di maggio, alcuni pescatori anconetani notarono la cassa sul fondo delle acque azzurre dell’Adriatico. Non senza fatica e con vari espedienti riuscirono a tirare in secca il pesante oggetto. Una volta aperta la bara, apparve agli occhi increduli dei pescatori e della folla che si era nel frattempo radunata, il corpo di san Ciriaco.

Ma siamo poi così sicuri che quelle spoglie custodite con grande cura in una teca all’interno del Duomo  di Ancona, siano proprio quelle di San Ciriaco vescovo e martire?

Questa domanda devono essersela posta diverse volte, nel corso dei secoli ,le autorità religiose e civili preposte alla questione, perché dal 1017 in poi vennero eseguite varie riesumazioni del corpo del santo con l’intento di attestare la autenticità  delle spoglie. In ognuna di queste riesumazioni si sono trovati importanti elementi di conferma . Una autorevole ricognizione del 1755 identificò  con certezza il corpo mummificato nella cripta come quello di San Ciriaco.

Ma la più recente ricognizione canonica effettuata con tutti i crismi della scienza, fu fatta nel 1979, su mandato dell’arcivescovo Carlo Maccari. La commissione esaminatrice composta da vari medici di chiara fama, storici e archeologi stabilì ,attraverso radiografie, esami istologici e chimici, la autenticità del corpo.

E così da allora c’è la certezza che quel corpo che riposa lassù sul colle Guasco, dentro  una cripta, all’interno  del duomo di Ancona , quel duomo che porta il suo nome, è proprio quello di San Ciriaco.

La storia millenaria che unisce San Ciriaco ad Ancona è una storia che sancisce il profondo legame che esiste tra la città e il suo patrono, un legame che si perpetua attraverso la presenza  imponente di quella cattedrale che,  col suo nome ,ricorda a tutti gli anconetani la esistenza del loro santo protettore.

 

 

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