le mie Marche

Il tesoro di Rubens a Fermo

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Appare alquanto emblematico  il fatto che un pittore  straordinario come Pieter Paul Rubens sia legato anche alle Marche.

A riprova che questa regione, in campo artistico cioè figurativo, architettonico, musicale e letterario , riserva davvero grandi sorprese e conserva tesori di importanza notevole.


Questa modalità tutta marchigiana di arte diffusa, di arte sparsa, ci permette di girare in lungo e in largo nel territorio alla scoperta della bellezza, vero argomento sensibile in questa regione che coniuga eleganza e riservatezza senza darle lo spazio che merita e delle quali quale  solo da qualche tempo ha preso coscienza imparando a concedersi ad un piu’ vasto pubblico pur mantenendo quel filo di ritrosia misto a incredulità dura a morire.


A Fermo, all’ interno del mirabile Palazzo dei Priori , in una delle piazze più belle della regione , e’ conservata una tela del pittore di Anversa  Pieter Paul Rubens, il quale visse  in Italia nei suoi giovani anni di formazione, tra Venezia, Mantova , Firenze e infine Roma , dove padre Flaminio Ricci, di origine fermana , gli commissionò quest’ opera.

Rubens ,  in queste lungo soggiorno italiano durato circa otto anni aveva imparato molto, nell’ arte e soprattutto nella fede, e questo gli servirà per tutto il resto della sua vita perché nessuno come lui seppe comunicare alla gente comune il messaggio del Vangelo, adottando nella pittura uno stile plebeo,   lui che era patrizio di nascita.

Come? Emozionando.

Guardate la luce che emana Gesu’ bambino, sembra alimentata da un potente generatore spirituale che rischiara i volti e le mani di chi gli sta vicino.

Pura suggestione unita ad una capacità pittorica e scenica fuori del comune.


Uno straordinario talento che  i dottori romani della Controriforma seppero individuare, ormai senza più Caravaggio, decisi a servirsi dell’ arte figurativa per parlare alle masse, una Biblia pauperum che sollevasse dagli affanni le misere esistenze dei poveri e degli analfabeti. Basta enigmi insomma, o i messaggi criptici alla Piero della Francesca, il messaggio doveva essere chiaro.


Ed ecco in diretta la storia dell’ incredula levatrice Salome’ , la vecchia che mostra i palmi delle mani illuminate dalla luce divina  – la storia appartiene al Protovangelo di Giacomo il minore, di cui abbiamo una reliquia in una delle cripte in San Ciriaco di Ancona – ci offre la dimensione di un tempo eterno e denso di suggestione: quella che chi non crede presto o tardi verra’ colpito e sanato da Colui che è nato per salvarci.

Questa della pala di Fermo e’ un’ esperienza mistica da compiere in armonica sincronia di voci che provengono dal nostro io più profondo , lo Spirito Santo, lasciandolo parlare una volta per tutte, con quella forza che emana  l’ uomo nerboruto  vestito di rosso, in risalto nel quadro, che indica all’ altro suo pari che invece non riesce a vedere.
Chi non riesce a vedere? Colui che resta nel buio, che non ha la forza di affrontare la Luce.


E’ un quadro carracesco o caravaggesco in fondo non importa poi tanto, importa il messaggio che infonde e ci riesce alla grande: la Luce è la via, il messaggio, la vita.
Senza siamo soli nella caverna, tra gli animali e le rocce, riflessi di un io che si rifiuta di uscire.


Bisogna guardare in alto per giungere al cielo, bisogna entrare dentro la storia del Figlio per risollevarsi dalle fatiche terrene, la Vergine Maria che ti guarda amorevole, ti copre, protegge  e intercede per te presso il Dio Salvatore.

Mentre gli angeli , trafelati e operosi, sono lì col cartiglio testimoni silenti del suo e del tuo passaggio qui sulla terra.


Ho guardato attentamente molte opere susseguenti alla lunga e prolifica carriera di Rubens, che dopo questo lavoro se ne tornò ad Anversa e da lì esplose anche come pittore di corte, ma questa Adorazione dei Pastori è veramente unica, forse perché è il seguito di un’ esperienza romana non proprio felice e un filo soffocante per il suo volitivo carattere.

È forse  è la storia del suo passaggio da ragazzo a uomo, di lì a poco gli morirà sua madre e si sposerà, facendo famiglia e una strepitosa fortuna economica cosa non sempre scontata per un artista.


Se pensiamo infatti ai grandissimi  che furono appena prima e dopo di lui, cioè’ Caravaggio e Rembrandt, non si può dire che ne ebbero altrettanta.

Anzi.

 

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